Immersa nella quiete della campagna salentina, la chiesa di Santa Maria di Casole a Copertino rappresenta un capitolo significativo nella ricca trama storica del Salento. Questo luogo, carico di memoria e di fascino, racconta storie di fede, devastazioni e rinascite, facendosi testimone di un passato che rischia di svanire senza il giusto riconoscimento e conservazione.
Fondata prima dell’anno Mille, la chiesa di Santa Maria di Casole è stata per secoli un punto di riferimento spirituale e comunitario. Inizialmente sviluppato dai monaci basiliani, il sito venne menzionato per la prima volta nei documenti storici nel 1274, ma il suo apice si ebbe nel 1500 quando Giovanni Castriota, ricevendo il casale in feudo, decise di ricostruire la chiesa precedentemente distrutta dalle incursioni turche.
L’architettura
L’architettura della chiesa riflette la sobrietà e la solidità tipiche dello stile locale, con la sua facciata a capanna costruita in pietra del luogo.
Il portale d’ingresso è coronato da una lunetta che ospita un affresco delicato raffigurante la Vergine tra San Francesco e Sant’Antonio, simbolo dell’intercessione divina tra il cielo e la terra.
Internamente, la chiesa è divisa in tre navate:
- la principale è coperta da una volta realizzata nel 1668,
- le navate laterali sono caratterizzate da volte a crociera costolonata, che aggiungono un ritmo visivo dinamico all’ambiente sacro.
Nonostante l’usura del tempo, alcuni frammenti degli affreschi originali sopravvivono nelle navate laterali, offrendo uno scorcio sulle scene della vita francescana che una volta decoravano interamente le pareti.
Gli altari della chiesa, pur essendo stati spogliati di molti dei loro ornamenti originali, rimangono punti focali di spiritualità e arte.
Il coro, con le sue tre nicchie per lato, testimonia ancora il profondo legame del luogo con le tradizioni monastiche e liturgiche.
Dal 1809, anno della soppressione degli ordini mendicanti decretata da Napoleone, la chiesa di Santa Maria di Casole ha incontrato un lento declino.
Senza la cura e l’attenzione dei monaci che un tempo popolavano il convento, la struttura ha iniziato a mostrare segni evidenti di negligenza.
Oggi, resta uno dei monumenti più significativi ma anche più dimenticati della Terra d’Otranto, meritevole di una rinnovata attenzione per la sua salvaguardia.



